Programma Ethno’s Festival Letterario 2025
Libertà. Scrivo il tuo nome…
Libertà. Una parola semplice, quasi ovvia. Ma cosa significa davvero? Libertà da cosa? Libertà per chi? Paul Éluard la scriveva sui suoi quaderni di scolaro, la legava alla pace, a un’idea luminosa e incontestabile. La libertà di chi era stato liberato – dalla guerra e dalla dittatura. La libertà – dobbiamo imparare – proprio perché è il più grande dei diritti, non è mai garantita in partenza. I diritti si rivendicano, si conquistano, vanno difesi. La libertà e lo spazio che si apre in cui tutti gli altri diritti trovano spazio, ma come si apre, questo spazio talvolta in modo violento, ma più spesso quasi inavvertitamente, proprio nell’indifferenza, questo spazio si richiude. Per l’edizione 2025 dell’Ethno’s festival letterario abbiamo scelto di dedicare il nostro percorso alla riflessione sulla libertà e la liberazione. Due parole che si intrecciano, due concetti che attraversano la storia e che oggi ci interrogano ancora. Questa scelta nasce da una doppia ricorrenza: il centenario dell’instaurazione della dittatura fascista in Italia, con il discorso del 3 gennaio 1925 in cui Benito Mussolini rivendicò in piena coscienza l’omicidio Matteotti, con un celebre e terribile discorso alla Camera: “Io dichiaro qui, al cospetto di questa Assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io solo assumo, io solo mi prendo la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto”, segnando l’inizio del regime dittatoriale e la soppressione delle libertà democratiche. Allo stesso tempo, ricorre il decimo anniversario della strage di Charlie Hebdo, avvenuta il 7 gennaio 2015, in cui dodici persone furono uccise per aver esercitato il diritto di parola. Due momenti storici molto diversi, eppure accomunati dal tema della repressione della libertà, dell’annientamento della voce dissidente. Avremo scelto forse un tema un po’ troppo impegnativo, troppo pesante, inaffrontabile, ma anche necessario.
Non è un peso che può portare uno solo, del resto, e noi vogliamo fare solo la nostra parte. La libertà – all’interno di un festival come il nostro – può essere declinata in molti modi, e nel nostro programma cercheremo di esplorarne alcune delle dimensioni più urgenti e complesse.
Il festival è un centro di gravità, un fuoco attorno a cui radunarsi. Scegliere questo tema significa chiamare a raccolta voci, storie, esperienze. Significa creare uno spazio di riflessione e dibattito, un luogo dove si è tenuti a prendere posizione. Antonio Gramsci scriveva: “Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano”. La libertà non è uno stato neutro, e l’indifferenza è già una scelta, sempre dalla parte di chi comanda. Hannah Arendt ci ha insegnato che la libertà non esiste senza uno spazio pubblico, senza un luogo in cui le persone possano confrontarsi, agire, prendere parola. La politica, nel senso più alto del termine, è il tessuto di questa libertà: un’arena in cui gli individui si riconoscono come parte di una comunità e partecipano al destino comune. Senza questa dimensione pubblica, la libertà si riduce a un’illusione privata, priva di peso e di conseguenze. Tra le libertà da affermare con forza, quella delle donne, ancora oggi minacciata dalla violenza e dalla discriminazione. Cosa dobbiamo fare? Insegnare, informare, agire? Portare i nostri corpi nei luoghi della cultura, nelle piazze, negli spazi dove il dialogo è possibile. Un festival è anche questo. Non esiste libertà senza responsabilità, senza cittadinanza, senza il coraggio del confronto. Il festival vuole essere uno spazio vivo dove idee e voci si incontrano per ridare senso a una parola che è origine e destino di ogni diritto: libertà.
Et par le pouvoir d’un mot (E per il potere di una parola)
Je recommence ma vie (Ricominco la mia vita)
Je suis né pour te connaître (Sono nato per conoscerti)
Pour te nommer (Per chiamarti per nome) Liberté (Libertà)
Giovanni Campus








